Messaggio del Santo Padre per la Carta di Leuca

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Messaggio del Santo Padre per la Carta di Leuca

Carta di Leuca
Serve oggi «un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli». È un messaggio breve ma con espressioni che sintetizzano efficacemente il suo pensiero in tema di migrazioni quello che Papa Francesco ha fatto pervenire ai 250 giovani che hanno dato vita dal 10 al 14 agosto nel Capo di Leuca all’incontro internazionale «Mediterraneo, un porto di fraternità».

Nel messaggio indirizzato a monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi Ugento-Santa Maria di Leuca, Francesco incoraggia a «considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità».

Parole che, giunte all’incontro sull’ultimo lembo di Puglia affacciato come una mano tesa nel Mediterraneo, hanno suggellato le riflessioni condensate dai partecipanti nelle tre richieste «ai potenti della Terra e a ogni uomo e donna di buona volontà» in calce alla «Carta di Leuca» diffusa al termine del meeting. I giovani, provenienti da 31 Paesi europei, mediorientali, sudamericani, asiatici e africani, chiedono «che siano creati nuovi e più ampi corridoi umanitari con sostegno alla accoglienza diffusa e all’inclusione sociale», che «sia posto un termine chiaro al commercio delle armi, scegliendo invece di investire in vomeri per lo sviluppo umano integrale e il diritto a rimanere in pace nelle proprie comunità», domandando infine «di non tarparci le ali, ma di donarci un’ala di riserva per partire dal porto della fraternità e prendere il largo per viaggi inediti, verso un futuro pieno di speranza».

L’appello che rivolgono al mondo «de finibus terrae» ha il peso dell’esperienza e delle voci dei Paesi di arrivo dei ragazzi che hanno discusso in terra pugliese sul significato simbolico assunto dal Mediterraneo solcato da sofferenze e speranze. Con una peculiarità ad accomunarli: sono tutte terre di emigrazione, dall’Albania alla Somalia, dalla Nigeria al Bangladesh, dalla Libia al Perù, e poi Ciad, Iraq, Ucraina, Filippine, oltre naturalmente ai giovani italiani ospitali "padroni di casa" in quello che la «Carta» definisce con una bella espressione «porto della fraternità».

La visuale «dalla punta del Capo di Leuca» – che reca l’impronta cristiana nel santuario mariano, ultimo passo di un percorso conosciuto e insieme il primo di uno nuovo – spinge a «guardare insieme», come scrivono i giovani, «l’orizzonte del Mediterraneo per disegnare e comunicare i segni efficaci di un’umanità riconciliata» che spingono nella «nostra quotidianità» a «tessere trame di fraternità».

A partire da quattro convinzioni: «La fraternità può nascere solo dalla riscoperta dei volti»; «il mare» che unisce e divide è in realtà «una tavola apparecchiata su cui ogni popolo offra i propri beni e progetti, idee e talenti»; la «fraternità» deve assumere «la forma della cooperazione»; ogni «logica di opportunismo e rivendicazione» va deposta per «far nostra la logica del perdonare e del risollevare».
Perché, come ha ricordato di recente il Papa, mai va dimenticato che «i migranti sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame e dalla guerra».

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